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Bryozoa
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I mwbabriozoi (mwbqBryozoa o mwbgEctoprocta) sono un phylum di mwbwanimali mwcainvertebrati mwcqlofoforati acquatici, quasi esclusivamente marini, mwcgbentonici mwcwsessili, che vivono in mwdacolonie arborescenti ancorate ad un mwdqsubstrato sommerso.
Contents
• Biologia
• Note
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Etimologia
Dal mweqgreco mwegbrýon = muschio e mwewzôion = animale, poiché l'aspetto delle colonie ricorda quello del muschio.
Distribuzione e habitat
I briozoi vivono fissati su fondali rocciosi, ma anche sabbiosi e limosi, preferiscono ambienti marini tropicali, tuttavia per la loro distribuzione mondiale possono definirsi cosmopoliti.
I briozoi sono anche organismi mwlwincrostanti in quanto causano incrostazioni sulle carene delle navi e su strutture marine sommerse.
La maggior parte delle specie marine vive in acque tropicali a meno di 100 metri di profondità. Tuttavia, alcune sono state trovate in fosse di acque profondecite-ref-1[1], soprattutto intorno alle correnti fredde, e altre vicino ai policite-ref-0-2-0[2]. La grande maggioranza è sessile. Le forme incrostanti sono le più comuni nei mari poco profondi, ma le forme erette diventano più comuni con l'aumentare della profondità. Alcune forme come la mwoqCristatella possono muoversi, e una specie antartica, la mwowAlcyonidium pelagosphaera, è costituita da colonie galleggianti. Le specie pelagiche hanno un diametro compreso tra 5 e mwpq23 mm, presentano una forma a sfera cava e sono costituite da un unico strato di autozooidi. Non si sa ancora se queste colonie sono pelagiche per tutto il loro ciclo vitale o se rappresentano solo uno stadio giovanile temporaneo e non ancora descrittocite-ref-0-2-1[2]cite-ref-3[3].
Descrizione
Ciascun individuo è costituito da una parte che si trova permanentemente dentro la teca, detta cistìde, ed una che ne fuoriesce, detta polipìde. Quest'ultima è munita di una cresta rilevata, il lofoforo, che porta una corona di tentacoli intorno all'apertura buccale, i quali fungono da organi per l'alimentazione, la respirazione e la percezione degli stimoli esterni. Il cistide costituisce la parte fondamentale dell'animale in quanto è lui stesso a secernere lo zooecio e a rigenerare il polipide se necessario.
Il lofoforo nei briozoi marini ha forma circolare, mentre in quelli di acqua dolce è a forma di ferro di cavallo.
Il polipide può essere velocemente retratto nello zooecio grazie ad un muscolo retrattore detto funicolo e può essere successivamente estratto grazie a muscoli parietali. L'eversione avviene molto più lentamente, secondo due diversi meccanismi:
1. Nel caso in cui lo zooecio sia poco calcificato e dunque elastico, i muscoli parietali collegati al cistide si contraggono, deformando il corpo dell'animale e facendo aumentare la pressione del liquido interno, la quale causa l'eversione del polipide verso l'unico foro d'uscita.
2. Se invece lo zooecio è molto calcificato e dunque rigido, esso non può essere deformato e viene quindi sfruttato un altro meccanismo: un sacco interno ripieno d'acqua e comunicante con l'esterno (asco) viene espanso tramite contrazione di muscoli ad esso collegati in modo che la sua espansione di volume causi l'aumento di pressione dei liquidi interni e l'eversione dei polipide.
I briozoi non hanno un apparato circolatorio. Hanno un apparato digerente ricurvo ad U, con la bocca vicina all'ano nella parte superiore e stomaco e intestino in quella inferiore.
Alcune specie hanno, come apparato nervoso, un ganglio nervoso situato sotto il lofoforo.
Le colonie sono generalmente polimorfiche, cioè gli zooidi possono assumere una morfologia diversa a seconda della loro funzione. Caratteristiche sono le avicularie e le vibracularie. Le avicularie hanno una forma che ricorda la testa di un uccello (da cui il nome), con l'opercolo modificato a formare un becco con funzione difensiva. Le vibracularie invece hanno un opercolo notevolmente allungato e muscolarizzato che passano sulla colonia per ripulirla dai detriti.
Biologia
Alimentazione
Riproduzione
Questi animali si riproducono sia asessualmente che sessualmente. Il fondatore della nuova colonia, detto mwaaancestrula, origina per gemmazione gli altri zooidi, che di conseguenza hanno tutti lo stesso patrimonio genetico. Nell'ambito di una stessa colonia è tuttavia presente un'ampia differenziazione morfologica tra i vari individui a seconda del ruolo che svolgono (pulizia, riproduzione, difesa ecc.).
I mwagBriozoi sono generalmente ermafroditi. Gran parte delle specie marine appartenenti a questo phylum trattiene l'embrione in una camera incubatrice annessa allo zooecio, nutrendolo tramite un tessuto di tipo placentare. Dall'embrione si sviluppa una larva ciliata tipo trocofora, chiamata mwawcifonauta, che ha l'aspetto di un cono appiattito con ciuffo apicale di ciglia. Le larve, dopo la schiusa, scendono sul fondale del mare e, con l'apice rivolto verso il basso, si fissano ad un substrato fondando una nuova colonia per gemmazione.
Inoltre, è opportuno precisare che i Bryozoa comprendono anche il sottotipo mwbqEntoprocta, con bocca e ano che si aprono all'interno del lofoforo. Di queste forme non esiste una testimonianza fossile, poiché esse sono prive di scheletro.
Paleontologia ed evoluzione
Da studi su ritrovamenti mwdgfossili emerge che i briozoi sono comparsi, con innumerevoli specie, nel mwdwCambriano, ed ebbero la massima espansione nel periodo tra l'mweaOrdoviciano e il mweqCarbonifero, con la comparsa di numerose nuove specie, e nel periodo tra mwegGiurassico e mwewCretaceo.
Attualmente si conoscono circa mwfq4 000 specie viventi, buona parte delle quali risale al mwfgPaleozoico, e più di mwfw15 000 specie fossili.
Note
cite-note-ruppertfoxbarnesbryozoa-41. mwtw(mwuamwuqEN) Ruppert, E.E., Fox, R.S. e Barnes, R.D., mwugmwuwLophoporata, in mwvaInvertebrate Zoology, 7ªmwvq ed., Brooks / Cole, 2004, pp.mwvg mwvw829–845, mwwaISBNmwwq 978-0-03-025982-1.
Bibliografia
• mwxgT.I. Storer, et al., Zoologia, a cura di P.Brignoli, Bologna, Zanichelli, 1994, pp. 481-484, ISBN 88-08-00606-9.
• R. Argano et al. mwyqZoologia. Diversità animale, Bologna, Monduzzi Editore, 2007. ISBN 978-88-323-6107-0
Altri progetti
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Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) John S. Ryland, moss animal, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citereffauna-europaeaBryozoa, su Fauna Europaea.
• citereffossilworks-org(EN) Bryozoa, su Fossilworks.org.
• citerefgbif(EN) Bryozoa, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
• mw0q(EN) WoRMS (2020), Bryozoa, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato l'11 gennaio 2020.
• mw0w(EN) ITIS Standard Report Page: Bryozoa, in Integrated Taxonomic Information System. URL consultato il 30/04/2011.
• mw1q(EN) mw1gCatalogue of Life: {{{2}}}, su catalogueoflife.org. URL consultato il {{{3}}}.
• mw2aBryozoa (Briozoi), su Fossili.it.